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DEDICATED TO...

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… E io nuda


Una stanza con cento foto alle pareti. Volti, sorrisi, sguardi, qualche nudo... e io nuda. Un uomo e il suo obiettivo sul mio corpo, uno scampolo di seta e null'altro. Per la prima volta il mio corpo era li, inerme, illuminato dalla luce potente di un faro.
Non l'ho mai amato molto. Da piccola mi divertivo a vestirlo dei colori dell'arcobaleno, poi ho iniziato a nasconderlo sotto maglioni e jeans informi, sentivo che cambiava, e con esso lo sguardo degli altri. Avvolte e' stato un mezzo per avvicinarmi a un altro respiro, altre solo un oggetto da coprire, in tutte un unico traguardo: renderlo migliore. E' difficile avere una percezione completa del proprio corpo. In genere ci si guarda allo specchio quando si e' già vestiti, pronti a far altro. Sono gli occhi altrui a scrutarlo per primi, ad averne una visione più o meno completa.
Poi un giorno mi capita fra le mani un libro di nudi, belli e impertinenti, parti di corpi anonimi, dall'aspetto curioso. Mi spingo, voglio provarci anch'io, chissà che forma prendono la mia schiena, le mie braccia, le mie gambe.
Ed eccomi qui, nella stanza delle cento foto, davanti a un uomo e al suo obiettivo, sotto una luce gialla e forte, che mi fa sudare. Poi le prime foto, le dita delle mani un po' contratte, le spalle rigide, i gomiti serrati. L'imbarazzo da i suoi frutti. Non importa, quella sono io, quella e' la mia impudenza, quello e' il mio corpo. E la pelle, com'è strana, ma davvero se inarco la schiena si forma una “esse”? E il mio sedere? Rotondo, liscio, sinuoso.
Per la prima volta vedevo l'altra parte di me. Quella nascosta dai vestiti e agli specchi.
Giorno dopo giorno, man mano che cadevano i vestiti ai miei piedi, scivolavano via anche le paure, le ansie, gli imbarazzi, lasciando spazio al semplice diletto di scoprire una pelle a ogni giro diversa. A volte mi sono piaciuta di più, altre ho individuato, con una punta di insofferenza, i miei difetti, altre ancora ho provato la sensazione di avere, di fronte a me, il corpo di un'altra persona, impossibile fossero mie quelle curve.
E il rapporto con il corpo? Diverso senza dubbio. Più consapevole di pregi e difetti, ma con una sfrontatezza smorfiosa e compiaciuta.
Così sono passati due anni, qualche obiettivo, centinaia di luci, lo sguardo di un uomo e la pelle nuda di una donna.
Da qui l'arte prende forma.
Il mio corpo e' tornato un mezzo, ma soprattutto e' tornato mio.

Autore: M.A.
Tratto dal libro “Corpi di donna"
Di Gabriele Morrione

Ringrazio di cuore l'autore G. Morrione
per avermi concesso l'autorizzazione
a pubblicare questo racconto.
Consiglio vivamente i suoi libri per ammirare
le sue splendide opere fotografiche.






Questo racconto lo dedico ad una ragazza in particolare, che ho avuto il piacere di fotografare e che riconosco nel racconto stesso...


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